XXXIII domenica. “Non vi terrorizzate”
Ci sono nella storia momenti in cui particolari avvenimenti drammatici provocano ansia e paura. Anche nei nostri giorni sono molti, anche tra i cristiani, coloro che si chiedono se non sia la fine. Anzi qualcuno, in modo stupido e arrogante interpreta questi avvenimenti come la minaccia del giudizio di Dio su un mondo ostile e perverso. Per non cadere in questa tentazione dobbiamo leggere con molta attenzione la pagine evangelica di questa domenica perché una lettura frettolosa e superficiale porterebbe a concludere che le parole di Gesù sono un’ultima minaccia alla conversione. Ma il riferimento di Gesù alla distruzione del tempio di Gerusalemme o alle guerre e terremoti che sconvolgeranno la terra non è una minaccia e tanto meno il tentativo di incutere paura per sollecitare una conversione. Non ci si converte con parole che minacciano, ma con parole che esortano alla fiducia. Non ci si converte perché «vi saranno fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo», ma perché certi che «nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». Solo questa fiducia in Gesù permette al discepolo di dare la sua più alta testimonianza proprio nel momento in cui quello che accade rischia di mettere in pericolo la sua vita. Ed è proprio questo il cuore della pagina evangelica: una calorosa esortazione a non terrorizzarsi e a cogliere l’«occasione di dare testimonianza». Tuttavia, Gesù non nasconde una verità sulla quale tutti siamo chiamati a riflettere. Parlando del tempio e dell’ammirazione che esso suscitava in chi lo guardava, Gesù dice senza mezzi termini che «non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Ma il nostro sguardo deve andare oltre il tempio e allargarsi a tutto ciò che viene costruito per suscitare ammirazione e affermare il proprio potere. Leggendo questo Vangelo non ci è difficile scoprire una sproporzione tra la prima e l’ultima parola. Anzi, forse in questa sproporzione tra la maestosità del tempio e la fragilità di un capello ci è possibile scoprire il senso delle parole di Gesù. Mentre il primo sarà distrutto il secondo non andrà perduto. Che non sia un modo per dire che non sarà la grandiosità delle nostre opere a farci entrare nella vita di Dio, ma solo la consapevolezza e la fiducia di essere fragili creature nelle mani di Dio? Tornano utili a questo riguardo le parole di Benedetto XVI: «Di fronte all’ampio e diversificato panorama delle paure umane, la Parola di Dio è chiara: chi “teme” Dio “non ha paura”. Il timore di Dio, che le Scritture definiscono come “il principio della vera sapienza”, coincide con la fede in Lui, con il sacro rispetto per la sua autorità sulla vita e sul mondo. Essere “senza timor di Dio” equivale a mettersi al suo posto, a sentirsi padroni del bene e del male, della vita e della morte. Invece chi teme Dio avverte in sé la sicurezza che ha il bambino in braccio a sua madre» (Angelus 22.06.2008).
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