XXX Domenica. “L’intima presunzione”

Spesso le parabole raccontate da Luca presentano due personaggi con atteggiamenti contrapposti così da portare lo stesso lettore a formulare un giudizio finale. La nostra parabola è introdotta dal motivo per cui viene raccontata. “Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri”. Sarebbe quindi riduttivo pensare che la parabola del fariseo e del pubblicano abbia solo un riferimento al modo di pregare. Siamo piuttosto invitati a guardare all’atteggiamento dei due personaggi perché il loro modo di pregare è solo la conseguenza del loro modo di intendere Dio. Per questo Gesù richiama alcuni atteggiamenti che li caratterizzano. Il fariseo “stando in piedi, pregava così tra sé”. La sua posizione eretta è contrapposta a quella del pubblicano che “fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo”. Scrive sant’Agostino del fariseo: “Andò per pregare; ma non pregò Dio, lodò se stesso” (Sermone 115,2). Raccontando questa differenza di stile Gesù presenta il fariseo come una persona sicura di sé, che orgogliosamente si pone di fronte a Dio per fargli il resoconto delle sue buone azioni. Questo atteggiamento è sottolineato anche dal fatto che egli “pregava tra sé”, lasciando intendere che più che altro la sua preghiera è rivolta a se stesso più che a Dio. Diversamente, il pubblicano, non solo si tiene a distanza, nella consapevolezza della propria indegnità, ma ha lo sguardo basso e si batte il petto, tipico di chi prova vergogna e invoca benevolenza. Sempre sant’Agostino scrive di lui: “il rimorso lo abbassava, la speranza lo sollevava” (ibidem). Da questi due modi diversi di pregare emerge così un diverso modo di intendere Dio. Con il fariseo Dio appare più come un “freddo calcolatore” chiamato in causa per retribuire la meritata ricompensa. Con il pubblicano siamo di fronte ad un Dio misericordioso invocato da chi ritiene di non meritare nulla, ma che confida nel suo perdono. Paradossalmente, il pubblicano che si tiene a distanza è molto più vicino a Dio del fariseo che con il suo orgoglio di bravo credente presume di essere più vicino. “L’intima presunzione di essere giusti” è una tentazione che tocca soprattutto noi credenti. Quale preghiera può esprimere chi, come il fariseo si ritiene migliore degli altri e si sente in diritto di giudicarne le colpe?
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