XX domenica. Le briciole che saziano

XX domenica. Le briciole che saziano

Non è solo Dio ad aprire il cuore dell’uomo per renderlo capace di accoglierlo. Anche l’uomo può aprire il cuore di Dio perché accolga e il suo dolore. Non importa quale sia la fede di chi invoca: il suo grido fa breccia nel cuore di Dio. Lo insegna la donna cananea del Vangelo che non si lascia fermare o intimorire dal rifiuto di Gesù di aiutarla. All’inizio, infatti, Gesù sembra voler limitare la sua missione nei confini del popolo ebraico: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». Queste parole sono rivolte da Gesù ai discepoli che, in realtà non si mostrano sensibili verso la donna, ma piuttosto infastiditi: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». E’ un atteggiamento che ritroviamo ancora oggi in tante persone, anche cristiane, che confondono la carità con l’elemosina. A volte allungare la mano per dare quattro spiccioli è solo un modo per mettersi a posto la coscienza e liquidare un importuno. Tuttavia, non possiamo nascondere che, per quanto Gesù si rivolga ai discepoli, le sue parole suonano come un’offesa nei confronti della donna. Nel contesto religioso e sociale di quel tempo, i “cani” era un termine per definire i pagani ritenuti impuri. E per quanto Gesù addolcisca il termine, da “cani” a “cagnolini”, ci lascia perplessi il suo atteggiamento ostile nei confronti di chi gli chiede aiuto. Ma quella donna non si lascia ferire dalle parole di Gesù. Lei è soprattutto una madre che, lacerata dal dolore per la figlia, non si lascia fermare da un rifiuto o turbare da parole offensive. Anzi, è proprio il suo dolore che la spinge a replicare con parole che attirano e stupiscono Gesù: «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». La donna non rivendica il pane, non pretende un’attenzione particolare, si accontenta delle briciole perché sa che se vengono da Dio possono sfamare quanto un pane, e forse anche di più. La donna non è ingorda di miracoli. Lei invoca semplicemente aiuto e crede che Gesù ha il potere di aiutarla. Dice infatti il Vangelo che «si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui». E’ questa la fede che stupisce Gesù tanto da affermare: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». Gesù ha potuto riconoscere la fede di quella donna straniera perché si è fermato ad ascoltarla, non l’ha allontanata. Chi si lascia guidare dai pregiudizi, chi mette al primo posto la sua ideologia, chi presuntuosamente pretende di possedere la verità non potrà mai fermarsi ad ascoltare, ma potrà solo etichettare l’altro come un “diverso”. La donna cananea sa che davanti a Dio non esistono stranieri, non esistono quelli che noi, spesso, in modo superbo e frettoloso giudichiamo lontani. D’altra parte chi può stabilire se siamo “lontani” o “vicini” a Dio?  Se Gesù giudica “grande” la fede di quella donna pagana, significa che non siamo noi a poter giudicare la fede degli altri.

                                                                                                                                                                                don Mimmo

 immagine: Jean Germain Drouais (1763-1788), Cristo e la Cananea, Museo del Louvre, Parigi

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