VI Domenica. “Ne ebbe compassione”

VI Domenica. "Ne ebbe compassione"

Fino ad ora era Gesù che raggiungeva l’uomo nei suoi abituali luoghi di vita: le rive del lago, la sinagoga, la casa di Simone. Oggi è un uomo che viene da lui: «Venne da Gesù un lebbroso». Si tratta di un uomo che vive una situazione particolarmente difficile perché, come ascolteremo nella prima lettura, il lebbroso «è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento». Quell’uomo non deve avvicinarsi a nessuno, e nessuno dovrà avvicinarsi a lui. Ma nonostante questo divieto, il lebbroso si avvicina a Gesù. Solo la fede, sola la fiducia che non sarà respinto può portare quell’uomo ad osare un simile comportamento. Nello stesso tempo, proprio perché consapevole della sua situazione, ma nello stesso tempo, convinto di poter essere aiutato, quell’uomo «lo supplicava in ginocchio», un atteggiamento che dice allo stesso tempo preghiera e umiltà. Il lebbroso, più che la guarigione, chiede di essere purificato perché gli altri lo hanno convinto che la sua non è una malattia, ma una punizione divina che lo rende indegno di stare con gli altri. La sua domanda, interpella la decisione di Gesù e chiede la purificazione: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Scrive san Giovanni Crisostomo: “Nemmeno gli chiede: Signore guariscimi, ma affida tutto nelle sue mani; lo riconosce padrone assoluto della sua guarigione, testimoniando che egli possiede tutta l’autorità e il potere” (Commento a Matteo, 25,1). Gesù accoglie la sua preghiera e non solo lascia che il lebbroso, contravvenendo alle norme del Levitico, lo avvicini, ma addirittura lo tocca. In questo modo, sempre secondo la stessa legge, anche lui diventerà impuro. Ma Gesù non si lascia intrappolare dalla legge. Sempre il Crisostomo commenta: “Non è la mano infatti che diventa impura al contatto con la lebbra: al contrario, il corpo lebbroso è purificato dal tocco di quella santa mano”. Per lui quell’uomo che vive nel dolore è più importante di ogni norma. Acquistano, così, un significato particolare i verbi con i quali viene descritto l’intervento di Gesù: «ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse». C’è un crescendo nell’intervento di Gesù che parte da un sentimento del cuore. E’ la compassione che tende la mano verso quell’uomo per testimoniargli vicinanza. Una vicinanza che tocca per fargli sentire il calore dell’incontro e dirgli la parola che apre un dialogo e lo salva. La scena ci sta parlando della compassione di Dio per ogni uomo che vive nella necessità. L’incontro di Gesù con quell’uomo ci sta dicendo che a volte, coloro che si sentono tutori della fede, per salvaguardare la norma allontanano l’uomo da Dio, preferendo salvare la norma piuttosto che l’uomo. Sono molti coloro che vedono la lebbra come una metafora del peccato dal quale l’uomo può essere liberato solo da Dio. Ma forse, in quel lebbroso possiamo vedere le tante persone allontanate ed emarginate perché giudicate indegne di Dio. Il vangelo ci conferma che la compassione di Dio supera di gran lunga quella dell’uomo; Dio tende la sua mano anche verso quelli che noi abbiamo allontanato da Lui convinti di rendergli un servizio.

don Mimmo

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