Vi di Pasqua. “Rimanete”

Vi di Pasqua. "Rimanete"

Non è un semplice affetto quello che lega Gesù ai discepoli: “Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi”. Lo stesso legame di Gesù con il Padre, lo stesso amore che lega il Padre al Figlio, ora coinvolge anche i discepoli. In quel “come” possiamo intravedere l’esperienza di un amore molto più profondo della nostra umana capacità di amare. Un amore “estatico”, che “porta fuori di sè” e non si lascia condizionare dai nostri limiti. Ma nelle parole di Gesù scopriamo anche una condizione necessaria per poter vivere questa esperienza in modo vero e totale. Come un ritornello, ritorna più volte l’invito a rimanere: “Rimanete nel mio amore”.  Non è solo un invito, ma anche una condizione per potersi aprire ad una duplice promessa. Prima di tutto la gioia: “perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. Ma anche la libertà: “perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”.  Tutti avvertiamo il desiderio di essere felici e siamo disposti ad accontentarci anche di brevi momenti, passeggere esperienze che garantiscano un tuffo nella gioia. Ma di quale gioia parliamo? La gioia che Cristo promette ai suoi discepoli non è la gioia vissuta a fior di pelle, non è lo sballo di una serata. La gioia che Cristo promette tocca il cuore, anzi, mette radici nel cuore. Non una gioia da cercare fuori, in quello che ci accade, nell’ebbrezza di un incontro o in una sensazione da vertigini. La vera gioia non è quella che ti fa fuggire dalla realtà, ma quella che ti aiuta ad affrontarla in modo diverso; la gioia che ti fa guardare la realtà senza metterti addosso la paura di non farcela. Noi stessi, a volte, ci rendiamo conto che la gioia che cerchiamo fuori, quella per la quale siamo stati disposti a dare tutto, si rivela effimera e lascia più affamati di prima. Allo stesso tempo, la libertà che la promessa di Gesù offre aiuta a comprendere che il vero amore rende liberi, non stringe l’altra persona a sé come un possesso. L’amore vero ti lascia andare per la tua strada, non ti rende prigioniero, ma rende feconda la tua vita perché l’amore che dai e che ricevi ti rende più sicuro. Tuttavia, non possiamo dimenticare la condizione che Gesù richiama perché tutto questa possa accadere: “rimanete nel mio amore”. L’esperienza del “rimanere” chiama in causa la fedeltà, la nostra capacità di restare in una situazione senza porre condizioni e senza fughe e sotterfugi. Ma sappiamo quanto questo sia difficile. Anzi, ci sembra che proprio il “rimanere” impedisca di vivere la gioia e la libertà, perché ti vincola, ti rende prigioniero. Non un “rimanere” che rende la vita una routine e rende il tuo cuore rassegnato o irrequieto. Il “rimanere” che Gesù chiede non è un ricatto per ottenere qualcosa, bensì la condizione per realizzare il desiderio che ognuno di noi porta nel cuore, quello di vivere un rapporto che renda veramente più felici e più liberi.

                                                                                                                              Mimmo Falco

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