V di Quaresima. Dal sapere al credere

V di Quaresima. Dal sapere al credere

Il cammino di queste tre ultime domeniche porta il credente, non solo a riscoprire il significato profondo del Battesimo come la vita nuova in Cristo, ma aiuta anche a comprenderne le conseguenze nella vita dell’uomo. Con il Vangelo della risurrezione di Lazzaro, proposto in questa quinta domenica, tocchiamo il senso ultimo della vita e scopriamo il cuore della nostra fede. San Paolo esprime questo mistero con parole semplici ed efficaci: «se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede» (1Cor15,17). Per comprendere meglio il nostro racconto evangelico conviene puntare l’attenzione prima di tutto su Marta, la sorella di Lazzaro. A differenza di Maria che rimane in casa, chiusa nel suo dolore, lei va incontro a Gesù. Ma le parole che gli rivolge hanno il tono del rimprovero: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Come non riconoscere in queste parole il nostro smarrimento e la nostra delusione di fronte ad un Dio che, proprio nel momento del dolore ci sembra assente? Ma il racconto aiuta anche a comprendere il motivo per cui, come Marta, noi abbiamo verso Dio più parole di rimprovero che di fiducia, perché la nostra fede cede alla delusione piuttosto che all’abbandono. A Gesù che ricorda a Marta «Tuo fratello risorgerà», Marta risponde: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Marta appoggia la sua fede su quello che sa, su quello che ha imparato, su quello che dicono le Scritture. Ma tutto quello che abbiamo imparato riguardo alla fede ci sembra inutile nel momento del dolore. Ma Gesù invita Marta a compiere il passaggio necessario. «Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gesù sta invitando Marta a compiere il passaggio necessario, quello che porta dal sapere al credere. Il sapere si fonda su quello che sappiamo e vediamo, il credere chiama in causa la persona di Cristo. In parole più semplici, Gesù sta dicendo a Marta che non si vede per credere, ma si crede per poter vedere. Marta si fida di Gesù e accetta di compiere questo passaggio: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Il dialogo tra Gesù e Marta aiuta il credente a non fermarsi di fronte al prodigio di un morto rianimato che poi dovrà comunque morire. Credere nella risurrezione è molto di più che una vita prolungata. Non dobbiamo fissare lo sguardo sul prodigio, ma sul mistero che esso racchiude. Non lo sguardo sulla risurrezione di Lazzaro ma sulle parole di Gesù: «Io sono la risurrezione e la vita». Solo se crediamo a queste parole, soprattutto se ci fidiamo di Colui che le dice, comprendiamo che siamo già risorti perché la paura della morte non spaventa più. Solo la fede in Gesù può aiutare a comprendere il senso delle sue parole dette sulla tomba di Lazzaro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Con quelle parole Gesù non consegna Lazzaro risuscitato ai suoi famigliari, ma lo riconsegna alla sua vita. Lazzaro un giorno dovrà morire, ma ora è già risorto perché non ha più paura della morte. Le parole di Gesù oggi invitano a chiederci quali sono le bende che ci tengono legati; chi o cosa ci costringe a restare immobili nella tomba. Ma le bende della paura può scioglierle solo chi ha compreso che Dio è Signore della vita e che tutto quello che esce dalle sue mani porta il sigillo dell’immortalità.

don Mimmo

 Immagine: Sebastiano del Piombo (1519), Resurrezione di Lazzaro, Londra, National Gallery

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