V di Quaresima. “Attirerò tutti a me”

V di Quaresima. "Attirerò tutti a me"

“Vogliamo vedere Gesù”. La domanda dei Greci a Filippo getta una luce particolare nella nostra esperienza di fede perché è una domanda che rivela cosa sia in realtà la fede cristiana. Essere cristiani non è prima di tutto aderire ad una dottrina, ma prima di tutto incontrare una Persona. La storia è piena di grandi personaggi che ne hanno segnato il corso con le loro idee attirandosi la stima degli uomini. Oggi diventa sempre più frequente l’immagine di ragazzi che sono disposti a fare la fila per ore pur di ottenere un autografo dal divo di turno e vanno in visibilio se riescono anche a farsi un selfie con lui. Nel nostro brano, la richiesta dei Greci non è una semplice domanda, ma esprime il desiderio che da sempre abita il cuore dell’uomo, quello di poter “vedere” Dio, di poterlo contemplare nella sua gloria. Proprio perché la domanda dei Greci esprime questo desiderio, Gesù non accoglie la loro richiesta lasciandosi vedere da loro. In realtà, cosa avrebbero visto? Un uomo come tanti altri, che probabilmente delude le loro attese. Gesù risponde alla loro domanda attraverso una parabola che spiega in che modo sarà possibile vedere Dio: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. La domanda dei Greci è una domanda che in questa domenica diventa la nostra domanda. Una domanda tanto bella, quanto ambigua perché condizionata dalla nostra visione di Dio, mentre anche noi, come loro, dobbiamo accettare il paradosso di un Dio che non si lascia conoscere attraverso la sua gloria, ma attraverso l’umiliazione della Croce. Il “chicco di grano” è Gesù che accetta di morire nelle profondità della terra, perché ad attirare gli uomini verso Dio non sia il timore della sua gloria, ma il desiderio di lasciarsi afferrare dal suo amore: “E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». L’affermazione di Gesù che chiude il brano evangelico diventa la chiave per comprendere chi è Gesù e cosa significhi essere suoi discepoli. Se Gesù è il “chicco” che si lascia macerare dalla terra per portare frutto, anche i suoi discepoli devono entrare in questa logica. “Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna”. Non è un invito ad odiare la vita. Sarebbe una contraddizione disprezzare quello che è un dono di Dio. Che cos’è la vita? Un semplice percorso biologico destinato a finire, oppure una realtà così grande da diventare un mistero che non è possibile afferrare pienamente? Lo stesso filosofo che aveva proclamato “Dio è morto. Noi l’abbiamo ucciso”, scrisse anche: “Che cosa abbiamo fatto, quando abbiamo svincolato questa terra dal suo sole? In che direzione si muove adesso? Lontano da ogni sole? Non precipitiamo sempre più?” (F. Nietzsche, La gaia scienza, n.125). Le parole di Gesù possono avere un senso solo per chi non vede Dio come una minaccia alla sua libertà, o va in delirio per qualche personaggio del momento. Lasciarsi afferrare dalla Croce di Cristo significa credere che c’è un Amore più grande del nostro, un Amore capace di rendere sicuri i nostri passi nei sentieri tortuosi della storia, un Amore capace di portarci oltre quel confine che noi riusciamo solo ad intravedere da lontano.                                                                                   

don Mimmo

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