V di Pasqua. Vivere l’Amen della fede

“Non sia turbato il vostro cuore”. Gesù rivolge queste parole ai suoi discepoli nel contesto del suo discorso di addio, dopo aver lavato i piedi ai discepoli, annunciato il tradimento di Giuda e aver detto apertamente ai discepoli: «Ancora per poco sono con voi» (Gv 13,33). Il turbamento dei discepoli è la inevitabile reazione a tutto quello che sta accadendo e che soprattutto accadrà. Ma Gesù non si limita ad una semplice esortazione. Il senso delle sue parole diventa più chiaro nell’affermazione che segue: «Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Gesù chiede ai discepoli di non lasciarsi trasportare dal vortice del “turbamento” ma di restare fermi in Lui. Gesù chiama alla stabilità della “fede” (dal verbo “aman” che significa essere fermo, stabile). Perché queste parole di Gesù ai suoi discepoli? Perché gli avvenimenti che li coinvolgono sembrano disorientare, addirittura smentire tutta la fiducia riposta nel loro Maestro. Nel loro cuore c’è tristezza e confusione. Gesù esorta i suoi discepoli a non lasciarsi sconvolgere dagli avvenimenti ma a viverli con lo sguardo fisso su di Lui. La fede non è “credere che” ma “credere in”. Gesù, infatti, non dice: “fidatevi di quello che vi dico” ma «abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me». Il disorientamento dei discepoli, il turbinio del loro cuore può trovare un punto fermo solo nella persona stessa di Cristo. Questa contrapposizione tra il movimento del vortice e la stabilità della fede chiama in causa anche noi. Siamo noi, infatti, che oggi dobbiamo chiederci: cosa ci turba? Cosa ci disorienta? Cosa rende incerti i nostri passi? A volte, può succedere che nascondiamo a noi stessi il turbinio alimentano dalla paura, camuffando le nostre ansie e le nostre incertezze con una vita frenetica, una vita che ci ruba il tempo di pensare. Ma anche a noi, come ai discepoli, Gesù chiede di non lasciarci sballottare dalle onde come una barca nel mare in tempesta. Avvertiamo tutti il desiderio di una realtà alla quale aggrapparci, abbiamo bisogno di stabilità. Abbiamo bisogno che l”Amen” della stabilità che pronunciamo al termine di ogni preghiera sia in realtà l’”Amen” sul quale fondare le nostre esistenze. Questa prospettiva nella quale cerchiamo di interpretare le parole di Gesù può aiutare a comprende meglio anche quelle parole di Gesù, enigmatiche ad un primo ascolto: «Io sono la via, la verità e la vita». Prima di chiedersi cosa Gesù intende dire è opportuno chiedersi perché le dice, e oggi le dice a noi. Se meditiamo queste parole di Gesù dalla prospettiva umana ci rendiamo conto che esse rispondono ad un profondo desiderio dell’uomo. Se la vita è un cammino, quale strada percorrere? Esistono risposte alle nostre domande di senso? E’ possibile vivere senza la paura della morte? All’uomo disorientato e che sperimenta la precarietà della sua vita, ancora oggi Gesù gli dice: «Io sono la via, la verità e la vita».
Mimmo Falco
Immagine: Giotto, Gesù, Pietro e Giovanni, particolare della Cappella degli Scrovegni, Padova
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