Pentecoste. Vi insegnerà ogni cosa

Pentecoste. Vi insegnerà ogni cosa

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,15-16.23-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

 

In questa Domenica preferiamo soffermarci sugli Atti degli Apostoli nei quali Luca racconta l’evento di Pentecoste. Fermiamoci prima di tutto sull’immagine con la quale viene descritto il dono dello Spirito. Il fragore, il vento e le lingue di fuoco. Tre immagini che esprimono vivacità e dinamismo. Il fragore scuote, il vento spinge, il fuoco brucia. Di fronte alla vitalità dello Spirito si contrappone l’immagine dei discepoli chiusi nel cenacolo, “tutti insieme nello stesso luogo” resi prigionieri dalla paura. La contrapposizione tra la vivacità dello Spirito e la passività dei Discepoli ci aiuta a comprendere meglio il mistero della Pentecoste. Lo Spirito è il fragore che scuote dal torpore che preferisce chiudere gli occhi sulla realtà.  E’ il vento che spinge la vela della vita arenata come una barca che non ha il coraggio di solcare il mare. Ma soprattutto, lo Spirito è il fuoco che accende nell’uomo il desiderio e la passione. La vera fede non ci fa cercare Dio perché spinti dalla paura, ma perché animati dal desiderio di una vita piena, il cui orizzonte non è la morte, ma la vita stessa di Dio. Nel Vangelo di questa domenica, Gesù pone i discepoli di fronte ad una scelta: “Se mi amate… Se uno mi ama”.  La scelta è quella di avvicinarsi a Lui solo nella libertà dell’amore, perché solo nell’amore possiamo accogliere Dio nella nostra vita. Non il timore, ma la passione spinge verso Dio. E siccome l’amore è questione di cuore, solo Dio può infiammarlo con il dono del suo Spirito. Noi abbiamo bisogno della Pentecoste perché, a volte, abbiamo più paura di vivere che di morire. Abbiamo bisogno del fragore dello Spirito per svegliarci da tutto ciò che ci anestetizza e ci rende inermi. Abbiamo bisogno che il vento dello Spirito spinga i nostri passi su quei sentieri verso i quali, fosse per noi, non ci azzarderemmo di incamminarci. Abbiamo bisogno che il fuoco dello Spirito riattizzi nella nostra vita la passione spenta dalle delusioni della vita o degli affetti traditi. Nella preghiera che apre la liturgia di questa domenica la Chiesa chiede a Dio di continuare anche oggi i prodigi della Pentecoste. Il primo prodigio che il dono dello Spirito può operare è quello di farci comprendere che Dio non è di fronte a noi, ma Dio è dentro di noi. Questa è la nostra forza, questa è la forza che ci rende uomini vivi, capaci di uscire dal “cenacolo della paura” per incamminarci sulla strada della vita.

don Mimmo

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