IV di Quaresima. “Dio ha tanto amato”

IV di Quaresima. "Dio ha tanto amato"

Il Vangelo domenicale porta il nostro sguardo verso la Croce, rivelandoci che essa non è esperienza di morte, ma l’affermazione suprema dell’Amore di Dio: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito”. Di fronte a questa affermazione di Gesù a Nicodemo, ci rendiamo conto che credere in Dio è prima di tutto credere nel suo Amore. Solo nella dinamica dell’Amore, possiamo comprendere che non siamo oggetto di condanna, ma di salvezza: “Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Come l’esperienza umana conferma, l’amore si esprime nella libertà, perché solo nella libertà l’uomo può decidere se accoglierlo o rifiutarlo. Anche Dio lascia l’uomo libero di accogliere o rifiutare il suo Amore. Davanti alla Croce l’uomo è libero di credere alla morte di Dio oppure alla suprema manifestazione del suo Amore. La prima lettura racconta in modo chiaro il rifiuto del popolo eletto di fronte all’Amore di Dio: “moltiplicarono le loro infedeltà … e contaminarono il tempio”. E’ del tutto evidente come questa situazione di infedeltà è anche storia dei nostri giorni. Ma sarebbe troppo scontato liquidare questa situazione con una condanna. Dio non lo ha fatto, perché la stessa prima lettura ricorda che “mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora”. E anche quando si accende l’ira del Signore contro il suo popolo, il castigo non è il verdetto definitivo della condanna. Infatti, attraverso Ciro, re di Persia, Dio realizzerà la sua promessa. Anche se le pagine dei nostri giornali continuano a raccontare storie di violenza e di guerra, anche se noi per primi possiamo esserne testimoni, come credenti non dobbiamo mai dubitare della promessa di Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo …”. Sarebbe una contro testimonianza quella dei cristiani che si aggregano ai profeti di sventura o invocano la condanna di Dio sul male che abita la nostra storia. Credere nell’Amore di Dio, nonostante tutto, non è “zuccherare” la realtà, ma è responsabilità ad essere operatori di bene, anche di fronte all’arroganza del male. C’è una domanda alla quale, forse, non riusciremo mai a rispondere: perché gli uomini rifiutano questo Amore? Forse perché l’Amore fa luce nel loro cuore costringendoli a riconoscersi come creatura e non come creatori? Gesù dice apertamente a Nicodemo che “gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie”. Ogni opera di male nasconde sempre il desiderio di affermarsi sugli altri, disposti a camminare sulla testa di chi rappresenta una minaccia. Forse, è difficile comprendere e accettare l’Amore di Dio perché anche nell’esperienza dell’amore, l’uomo preferisce amare, piuttosto che lasciarsi amare. Chi ama è convinto di poter gestire lui l’esperienza dell’amore, mentre chi si lascia amare deve solo fidarsi e abbandonarsi all’amore dell’altro. Ma l’Amore di Dio possiamo solo accoglierlo e non conquistarlo. Nella seconda lettura di questa Domenica, San Paolo ricorda agli Efesini che la salvezza che Dio offre “non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene”.

don Mimmo

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