III di Pasqua. “Toccatemi e guardate”

III di Pasqua. "Toccatemi e guardate"

L’evento della Risurrezione mostra tutta la sua eccezionale novità nell’atteggiamento dei Discepoli che di fronte al Risorto restano «sconvolti e pieni di paura».  Essi, infatti, «credevano di vedere un fantasma». Gesù stesso chiede loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore?». L’atteggiamento dei Discepoli conferma che non è facile comprendere il mistero della Risurrezione. La prima reazione è quella di credere che si tratta solo di un “fantasma”, cioè di una presenza che non può essere reale. In realtà, siamo di fronte ad un evento che rivoluziona e capovolge il senso della vita. Il “fantasma” del Risorto è il Cristo di molti cristiani che non riescono o non si preoccupano di legare la fede alla vita concreta, trasformandola in una semplice religione tra le altre. «Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Il corpo di carne che Dio ha assunto con il mistero dell’Incarnazione è lo stesso corpo che ora vive la gloria della Risurrezione. Ad essere risorta è quindi la carne stessa dell’uomo, quella carne che porta ancora le ferite della Passione. La “carnalità” con cui l’evangelista Luca descrive l’incontro del Risorto con i Discepoli sottolinea che non si tratta di una semplice visione, quasi un’esperienza mistica che non ha nulla di reale. Anche per molti cristiani è più facile avvicinarsi al mistero della Passione, piuttosto che a quello della Risurrezione. Le ferite del Crocifisso le sentono vive nella propria carne, ma trovano difficile credere che esse ora appartengono al corpo glorioso del Risorto. Il Vangelo racconta che Gesù legge nel volto dei suoi Discepoli la difficoltà di comprendere la sua presenza di Risorto e chiede loro: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Egli vuole offrire loro la conferma che non si tratta di una semplice visione. Egli è là in mezzo a loro. Il testo dice che i Discepoli «gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro».  Mangiare è una necessità fondamentale per l’uomo e per questo resta un segno di vita, ma allo stesso tempo un’occasione di gioia e di condivisione. La presenza del Risorto ricompone i Discepoli intorno alla mensa dalla quale si erano allontanati con la Morte di Gesù. Il Risorto che mangia con i Discepoli è l’esperienza che spiega il nostro ritrovarci intorno allo stesso altare ogni Domenica. Dispersi nei vari luoghi dove la vita quotidiana ci porta; confusi e paurosi come i Discepoli per le vicende che minacciano la nostra storia, siamo convocati non intorno ad un “fantasma”, frutto di un espediente per allontanare la paura della morte.  Il nostro essere convocati trova un senso nelle stesse parole che Gesù rivolse quel ai Discepoli e oggi ripete anche a noi: «sono proprio io! Toccatemi e guardate».

don Mimmo

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Commenti

  1. dario patruno : aprile 15, 2018 at 6:06 pm

    Bella sfida. Dobbiamo provarci. A volte il fantasma si ripropone nelle persone che incontriamo.
    E noi per primi facciamo diventare Cristo un fantasma. Non abbiamo ancora imparato ad incarnare la risurrezione.
    Dario e Mariantonietta

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