II Domenica del Tempo Ordinario. “Rimasero con lui”

II Domenica del Tempo Ordinario. "Rimasero con lui"

Il brano si apre con lo sguardo del Battista che «fissando lo sguardo su Gesù che passava» lo addita ai discepoli e si conclude con lo sguardo di Gesù che «fissando lo sguardo» su Pietro lo chiama ad essere suo discepolo dandogli un nuovo nome. In realtà, tutta la scena della pagina evangelica è caratterizzata da un intreccio di sguardi che trova il suo punto di riferimento nella persona di Gesù. Siamo all’inizio del Vangelo di Giovanni e le prime parole di Gesù sono nella forma di una domanda: «Che cosa cercate?». Gesù si rivolge ai discepoli che lo seguono non chiedendo “chi cercate”, ma “cosa cercate”.  La domanda sembra andare al di là del momentaneo desiderio dei discepoli. Loro stanno cercando Gesù, lo vogliono conoscere. Ma la domanda di Gesù li porta oltre, li sollecita a chiedersi perché lo cercano, cosa sperano di ottenere. La domanda di Gesù, oggi raggiunge anche noi per chiederci cosa cerchiamo nella vita, perché crediamo, cosa pensiamo possa offrire la fede alla nostra vita. Ma per poter rispondere a questa domanda dobbiamo chiederci su chi stiamo fissando lo sguardo. I discepoli, infatti, sentono rivolta a loro la domanda di Gesù perché il Battista ha orientato l’attenzione dei suoi discepoli su Gesù. Noi su chi o su cosa fissiamo il nostro sguardo? A chi è rivolta la nostra attenzione? La scena del Vangelo insegna che, come nella vita, anche nella fede, tutto parte da uno sguardo. I nostri rapporti con gli altri, la nostra attenzione verso di loro, l’affetto o l’amore che maturiamo nei loro confronti nasce sempre da uno sguardo. E’ lo sguardo che apre alla relazione. Anzi, ogni rapporto autentico desidera incontrare il volto dell’altro. Il paradosso che oggi spesso viviamo è quello di accontentarci di relazioni affidate ai mezzi di comunicazione che fissano il nostro sguardo su uno schermo e non sul volto delle persone. Anche la fede matura attraverso lo sguardo, attraverso la capacità di incontrare il volto di Cristo negli avvenimento della nostra storia, nel volto degli altri, nella bellezza che ammiriamo, e soprattutto nel silenzio della preghiera. La domanda dei discepoli nasce da un desiderio, un desiderio che il Battista ha certamente sollecitato in loro. E’ il desiderio che spinge i discepoli a seguire Gesù e a chiedergli: «Dove abiti?». Un modo indiretto per chiedergli come vive per poter conoscere la sua storia. Alla domanda dei discepoli Gesù non dà una risposta, ma invita ad un’esperienza: «Venite e vedrete». La fede non è aderire o condividere delle formule. Non si può conoscere una persona attraverso un libro. Gesù non è una definizione da catechismo. La fede è un’esperienza concreta. Dicendo: «Venite e vedrete» Gesù risponde ai discepoli che potranno conoscerlo solo se sapranno seguirlo e fermarsi con lui.

don Mimmo

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