II di Quaresima. “Su un alto monte”

II di Quaresima. "Su un alto monte"

Tutti viviamo il desiderio di un’esperienza bella che ci permetta di tirarci fuori dal vortice delle nostre preoccupazioni e delle nostre paure. Il Vangelo di questa Domenica, attraverso la scena della Trasfigurazione offre molto di più al nostro desiderio. E’ un’esperienza che permette ai discepoli di avvicinarsi alla vera identità di Gesù. Un’esperienza che, se pur per un momento, mostra ai discepoli dove porta la promessa di Gesù e dove conduce il cammino del discepolo. Appena prima, Gesù ha parlato loro della sua Passione e della sua Morte. Ma il suo cammino, così come quello di coloro che lo seguono, non si ferma sul Calvario, va oltre. Non è la Croce la mèta ultima, ma la sua Risurrezione. Anche noi dobbiamo fare attenzione a non fare di questo tempo quaresimale una lunga meditazione sulla Passione fine a se stessa. Il Vangelo della Trasfigurazione ricorda anche a noi che la Quaresima è un cammino verso la Pasqua. Una Pasqua che coinvolge anche noi nella luce di Cristo.  Per questo motivo, non possiamo fermarci semplicemente ad ascoltare e meditare la scena della Trasfigurazione, ma dobbiamo chiederci in che modo anche noi possiamo vivere la stessa esperienza dei discepoli. Prima di tutto prendiamo atto delle condizioni per vivere tale esperienza. «Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte». Dobbiamo lasciarci condurre da Gesù con il desiderio di conoscerlo meglio, di non fermarci ad una vaga conoscenza. Gesù non è venuto solo a condividere la nostra umanità, ma è venuto a dare un senso alla nostra storia. «Li condusse su un alto monte». Un’altra condizione è quella di “salire”, cioè elevarsi dalla superficie delle cose. Raggiungere la vetta di una montagna richiede fatica. La fede è una salita che, anche se mette il fiato grosso, ti conduce in alto, per iniziare a guardare dove porta la tua storia. Sarebbe illusorio pretendere di fare esperienza di bellezza o di stupore rimanendo seduti comodi sui nostri divani, o vivendo la fede delle grandi occasioni. «In disparte, loro soli». Il frastuono delle nostre strade, le serate “da sballo” non potranno mai offrirci qualcosa che, oltre al cuore coinvolge l’anima. Non possiamo accontentarci di momenti di entusiasmo che poi ti ripiombano nella dura realtà. Perché accontentarsi di una bellezza effimera, a fior di pelle, ma che non ti trasforma dal di dentro? L’esperienza dei discepoli non è la semplice contemplazione di uno spettacolo affascinante. «E apparve loro Elia con Mosè». I discepoli vivono anche l’esperienza di raccogliere i frammenti di quello che stanno imparando a conoscere. Gesù è il compimento della promessa che la Legge (Mosè) e i Profeti (Elia) avevano preannunciato. Anche per noi, lo “stare in disparte con Gesù su un alto monte” significa non solo vivere lo stupore di un’esperienza. C’è molto di più! Lasciarsi condurre da Gesù significa raccogliere i frammenti della nostra debole fede, della nostra stessa vita e comprendere che la nostra storia è coinvolta in una storia più grande di noi. Una storia che affonda le sue radici nella bontà del Creatore e si protende verso un futuro che, anche se non conosciamo, sappiamo che è una promessa di luce. Una luce che mentre ti abbaglia, rende luminoso anche te.

don Mimmo

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