II di Avvento. “Vangelo di Gesù, Cristo”

II di Avvento. "Vangelo di Gesù, Cristo"

«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio».  Non è il titolo di un libro e tantomeno un modo come un altro per introdurlo. Molti biblisti sottolineano una particolarità di questo versetto che apre il Vangelo di Marco. La lingua originale nella quale scrive Marco lascia intendere che l’evangelista non dice semplicemente che il Vangelo ha per oggetto la persona di Gesù, ma dice che il Vangelo è Gesù stesso, è Lui la “buona notizia”.  In realtà, proclamando questo brano biblico, la seconda domenica di avvento, più che presentare un messaggio punta il dito sulla persona di Gesù. Additandolo come il «più forte di me», il Battista ci invita a camminare verso il Natale con lo sguardo fisso su Gesù. In questo modo, l’annuncio di Isaia proclamato nella prima lettura, insieme alla figura del Battista presentata dal Vangelo fanno di questa Domenica la “Domenica del grande annuncio”. Un annuncio che non è solo “buona notizia”, ma invito a guardare verso una Presenza. «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio». Ripetuto per tre volte, l’«ecco» di Isaia non sollecita solo le orecchie ma anche gli occhi. Un «ecco» che risveglia i cuori rassegnati e forse ormai diffidenti verso ogni promessa. Anche noi, come il popolo d’Israele, a volte troviamo difficoltà a credere che le cose possano cambiare e l’unico modo per non soccombere diventa quello di adattarsi, di accettare la realtà rassegnati. Ma questa prospettiva può cambiare se il battesimo di conversione al quale oggi il Battista invita anche noi, lo accogliamo come un invito a “convertirsi” nel senso letterale del termine, cioè la decisione di ri-orientare la propria vita. Oggi, possiamo interpretare la «voce che grida nel deserto» come un riferimento alla nostra storia, al modo con il quale viviamo i nostri giorni. Anche se nella storia d’Israele il “deserto” ricorda il luogo dove il popolo ha imparato a conoscere Dio sperimentandone continuamente l’aiuto, per noi il deserto rimane metafora di aridità, di solitudine, di luogo nel quale non si vive, ma si sopravvive. Quel deserto richiama le nostre città che, paradossalmente, proprio perché affollate provocano un’amara solitudine. Ma quel deserto richiama anche la nostra vita, spesso alla rincorsa di una felicità che sembra sfuggirci ogni volta che ci illudiamo di averla conquistata. Per il cristiano, l’avvento è già tempo di gioia perchè, come ci ricorda oggi la lettera di Pietro: «Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa». La promessa di una gioia vera, profonda, per chi non ridurrà il Natale ad una semplice poesia, ma si lascerà incontrare dal Signore e metterà la propria vita nelle sue mani.

don Mimmo

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