I di Quaresima. “Nel deserto”

I di Quaresima. "Nel deserto"

All’inizio della Quaresima, il Vangelo della prima domenica mostra da dove iniziare il cammino: “lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni”. Ma il deserto, più che interpretarlo come un luogo, dobbiamo intenderlo come una situazione, un’esperienza che il tempo quaresimale invita a vivere. Per quanto il deserto richiama immediatamente una situazione negativa, una situazione di aridità, esso assume anche un valore positivo se viene interpretato come un’occasione per rimanere soli con se stessi. Una situazione che ci permette di purificarci da tutte le situazioni che portano il nostro sguardo altrove, ma mai su se stessi. Soprattutto un’occasione nella quale, per una buona volta, non ci preoccupa sapere e assecondare quello che gli altri si aspettano da noi, ma di capire noi chi siamo, cosa vogliamo, dove vorremmo andare. Il Vangelo sembra suggerire che anche per Gesù il deserto rappresenta una premessa importante prima di iniziare la sua missione. Lo suggerisce il fatto che non è Gesù a decidere di andarci. Leggiamo infatti che “lo Spirito sospinse Gesù nel deserto”. Per noi, questo riferimento allo Spirito può richiamare lo stesso tempo quaresimale offerto a noi come un dono. Non siamo noi a cercare il deserto, perché correremmo il rischio di viverlo solo come un desiderio di evasione. E’ Dio stesso che ci offre un’occasione preziosa per fare verità su noi stessi. Infatti, la quaresima è l’unico tempo dell’anno che la Chiesa definisce “segno sacramentale della nostra conversione” (colletta), cioè un tempo che non è soltanto una stagione tra le altre, ma un tempo che assume il valore di sacramento proprio perché offerto a noi da Dio. Ma perché è necessario partire dal deserto? Perché se non ritroviamo noi stessi, se non facciamo verità su noi stessi e sulla nostra vita, se non prendiamo coscienza di come spesso lasciamo che siano gli altri a tessere la tela della nostra storia, ci sarà più difficile scoprire la presenza di Dio e incontrarlo come Creatore che si prende cura della sua creatura. Affrontare il deserto diventa una necessità, una premessa indispensabile per ritrovare equilibrio nella propria vita e avvertire il bisogno di una presenza più grande, una presenza “altra” rispetto a quelle che affollano la nostra esistenza. Il racconto del Vangelo si conclude con Gesù che “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”. Per noi può essere un modo per comprendere che l’esperienza del deserto, la capacità di ritrovare se stessi, porterà a vivere anche un’alleanza con “le bestie selvatiche” cioè con quelle esperienze che rischiano di minare la nostra vita e costringono a indossare la corazza per essere continuamente pronti a difenderci.

don Mimmo

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