Epifania del Signore

Epifania del Signore

Il viaggio della fede inizia quando cerchi di capire il significato di un segno, quando di fronte ad alcuni eventi particolari cominci a porti domande. Quando quello che per gli altri è solo un astro, per te è un segno da leggere e interpretare. E’ bello e interessante interpretarlo così il viaggio dei Magi verso Betlemme, come il cammino della fede. Ma il viaggio dei Magi è anche una metafora della vita, quella che non si lascia addormentare dalla pigrizia o dall’indifferenza. Se guardiamo alla nostra storia, l’impressione è quella di essere prigionieri di una vita frenetica, un’agenda piena di appuntamenti che condiziona i nostri tempi e i nostri rapporti. L’impressione è quella che non siamo più capaci di camminare, ma solo di correre, ignari del fatto che la corsa consuma il tempo e rende superficiali le nostre relazioni. La corsa mette ansia perché ti obbliga a contare i passi che fai e ti impedisce di guardare la mèta. A volte anche le nostre celebrazioni sembrano condizionate dalla fretta, come succede ad alcuni fedeli che non riescono a fermarsi neanche per la benedizione finale perché presi dalla fretta di altri appuntamenti. Ma il Vangelo dei Magi spinge la nostra riflessione oltre l’immagine del cammino perché racconta che il loro viaggio non è stato senza successo. La fermata a Betlemme e l’incontro con il Bambino hanno dato un nuovo orientamento al loro pellegrinaggio. Leggiamo, infatti, che «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Scrive Ilario di Poitiers: “Nel fatto poi che [i Magi] sono impediti di ritornare sui loro passi e di tornare in Giudea da Erode, vi è l’idea …che siamo invitati ad abbandonare la via della nostra vita anteriore collocando tutta la nostra salvezza e tutta la nostra speranza in Cristo” (Commento a Matteo 1,5). Spesso accade che anche nella vita si facciano esperienze che segnano una svolta, esperienze che aprono un nuovo capitolo nella nostra storia personale. Nell’ambito della fede, questo “ritorno per un’altra strada” è un invito a non ridurre la fede ad un vuoto ritualismo. Se la fede non dà una svolta alla nostra vita rischiamo di ridurla ad una buona, ma sterile esperienza.  La solennità dell’Epifania non può essere per il credente una felice conclusione delle feste natalizie. Anche se la strada del ritorno è un’altra, essa conduce i Magi al proprio paese, come la fede ti riconduce sempre alla tua vita. E’ l’esperienza delle barche descritta in una bellissima poesia del cantautore belga Jacques Brel:

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

don Mimmo

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