Domenica di Risurrezione

Domenica di Risurrezione

Sembra che quando dobbiamo parlare della nascita di Gesù o della sua passione, abbiamo le parole giuste per farlo. Forse perché, pur trattandosi di eventi che riguardano Cristo, sono eventi che toccano più da vicino la nostra esperienza. Ma quando si tratta della Risurrezione di Cristo, a meno che non si voglia correre il rischio di diventare banali, sia più difficile trovare le parole giuste. Siamo di fronte ad un’esperienza che non ci appartiene, per quanto tocchi un aspetto fondamentale della nostra vita, cioè il mistero della morte e il desiderio di capire cosa ci sia dopo la morte. Il Vangelo di Marco, proclamato nella Veglia pasquale, sembra non aiutare molto in questo senso. Le donne si recano al sepolcro e vedono la pietra rotolata. Vedono un giovane, ma non c’è nessuna apparizione, nessuna visione. Quella pietra rotolata via e le parole di quel “giovane, seduto sulla destra” contribuiscono solo ad alimentare un senso di paura e di confusione. C’è solo una parola che annuncia e invita alla missione: “E’ risorto, non è qui… Ma andate, dite ai suoi discepoli…”. Forse è proprio qui la chiave per entrare nel mistero della Risurrezione. Se la Risurrezione è fondamento della fede cristiana, l’evangelista Marco ci sta dicendo che la fede non nasce da una visione, non è provocata da un miracolo. E’ solo un annuncio di fronte al quale decidi se credere o non credere. Il mistero della Risurrezione non fa che prolungare quel mistero già presente sulla Croce, dove alcuni pretendevano di vedere Gesù scendere dalla croce per poter credere che era Dio.  Di fronte alla scelta di credere o non credere, assume un significato particolare la domanda delle donne che si recano al sepolcro: “Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?”.  Non possiamo nascondere che diventa difficile affidarsi ad una parola che vuole portarci oltre l’orizzonte che noi stessi possiamo intravedere. Quella “pietra” che chiude il sepolcro potrebbe essere la “pietra” della rigida razionalità o del fatalismo che impedisce di credere che sia possibile l’impossibile. Ed ecco, quindi, che anche quel sepolcro chiuso, luogo inaccessibile della morte, diventa rassegnazione e paura. “Voi cercate il crocifisso” dice il giovane alle donne. Sembra, infatti, più facile credere ad un Dio che solidarizza con la nostra passione, con la nostra sofferenza, addirittura con la nostra morte. Ma quanto è difficile, invece, credere che quel Crocifisso vuole portare il nostro sguardo oltre quel luogo di morte. Credere o non credere non è semplicemente una questione di fede, ma una decisione che orienta la vita stessa del credente. “Di buon mattino, il primo giorno della settimana… al levar del sole”. Nel mistero della Risurrezione non esiste la parola “fine” ma tutto parla di una realtà che conosce solo “inizi”.

Mimmo Falco

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