Domenica di Pentecoste. Ricevete lo Spirito Santo

Dal Vangelo secondo Giovanni 20,19-23
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Il Vangelo ripropone la prima parte del brano già letto nella seconda domenica di Pasqua. L’inizio del brano colloca l’incontro del Risorto la sera di Pasqua, “la sera di quel giorno”. Siamo quindi al tramonto del giorno che, se da una parte sembra richiamare una situazione di oscurità, quando è facile lasciarsi catturare dalla stanchezza o dai fantasmi della solitudine, dall’altra, secondo la tradizione ebraica, segna l’inizio di un nuovo giorno, ricordando quanto riportato nel racconto della Creazione: “e fu sera e fu mattina, primo giorno”.
In questa domenica, tuttavia, la nostra attenzione è verso la prima lettura, tratta dal racconto degli Atti degli Apostoli, perché può aiutarci a comprendere meglio il brano evangelico. Infatti, se ci accostiamo al mistero della Pentecoste attraverso il racconto degli Atti, saltano subito agli occhi le immagini con le quali si descrive il dono dello Spirito: il fragore, il vento e le lingue di fuoco. Sono tre immagini che esprimono vivacità e dinamismo. Di fronte alla vitalità dello Spirito si contrappone l’immagine dei discepoli chiusi nel cenacolo, come prigionieri «per timore dei Giudei». Questa contrapposizione tra il dinamismo dello Spirito e la passività dei Discepoli aiuta a comprendere meglio il mistero della Pentecoste. Lo Spirito è il fragore che scuote dalla paura di affrontare la realtà; il vento che spinge la vela di una vita arenata come una barca che teme di affrontare il mare. Ma soprattutto, lo Spirito è il fuoco che accende nell’uomo il desiderio di Dio. Non ci si accosta a Dio perché spinti dalla paura, ma perché appassionati per la vita ne cerchiamo il senso. Non il timore, ma la passione spinge verso Dio. E siccome l’amore è questione di cuore, solo Dio può infiammarlo con il dono del suo Spirito. Abbiamo bisogno anche noi, come i discepoli, del soffio dello Spirito perché, a volte, abbiamo più paura di vivere che di morire. Abbiamo bisogno del fragore dello Spirito perché abbiamo bisogno di svegliarci da tutto ciò che ci anestetizza e ci rende inermi. Abbiamo bisogno del vento dello Spirito perché abbiamo bisogno di rimetterci in cammino liberi da ogni laccio che ci tiene ancorati alle nostre false sicurezze. Abbiamo bisogno del fuoco dello Spirito perché la nostra vita rischia di spegnersi ogni volta che ci arrendiamo davanti alle sconfitte o alle delusioni. Nella preghiera che apre la liturgia di questa domenica la Chiesa chiede a Dio di continuare anche oggi i prodigi della Pentecoste. Forse il primo prodigio che il dono dello Spirito può operare è quello di farci comprendere che Dio non è di fronte a noi, non è sopra di noi, ma Dio è dentro di noi. Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di essere liberati dalla paura di vivere, dal timore di un futuro incerto. Abbiamo bisogno di una forza che non possiamo darci da soli. Lo Spirito che Dio effonde nei nostri cuori è la sua stessa presenza nella vita di ciascuno di noi, una presenza che riaccende il coraggio e dona la forza di riprendere il cammino.
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