Domenica di Pasqua. Seduti sulla pietra

Oggi la Chiesa non celebra una domenica più importante delle altre. La Pasqua è molto di più. Essa è l’origine di ogni domenica perché celebra il fondamento della nostra fede. Per i credenti non si tratta di un avvenimento semplicemente straordinario, ma di un evento che segna una svolta nel corso della storia umana. Forse è questo il significato che possiamo dare a quel “terremoto” che apre il racconto della Risurrezione raccontato dal Vangelo di Matteo. Si tratta di un terremoto che non distrugge la terra ma la scuote per darle una nuova forma. Anche il sepolcro nel quale è deposto il corpo del Signore subisce una trasformazione perché da luogo di morte si trasforma in un luogo di vita. Sempre secondo il Vangelo di Matteo: «Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa». La risurrezione di Cristo trasforma quella pietra sepolcrale in un pulpito dal quale si annunci la “buona notizia”, il Vangelo della Risurrezione. Quella pietra che prima era una barriera che chiudeva l’orizzonte della storia, ora diventa una torre che permette di guardare oltre l’orizzonte. L’indicazione del «primo giorno della settimana» dice che siamo di fronte ad una nuova creazione. La prima creazione aveva dato inizio al ritmo del tempo con l’alternarsi del giorno e della notte. La nuova creazione dà un orientamento al tempo e lo apre al non-tempo, all’l’eternità. L’evento della risurrezione supera di gran lunga ogni possibile immaginazione, tanto da suscitare inevitabilmente lo spavento delle donne e lo svenimento delle guardie. Tutti questi elementi offerti dall’evangelista dicono che non è possibile descrivere l’evento della Risurrezione se non attraverso alcuni elementi che lo confermano. E tuttavia, non si tratta di un semplice miracolo, ma di una svolta, di una realtà inaudita che segnerà per sempre il cammino della storia. Dobbiamo riconoscere che nei giorni scorsi, la Passione di Cristo ci ha coinvolti profondamente perché nella sua sofferenza riconoscevamo la nostra, perché nonostante i nostri limiti, vi è in noi la consapevolezza che la Passione di Cristo ci rivela il suo Amore senza misura. Ma non possiamo fermarci alla Passione. Il Signore non offre una semplice solidarietà al nostro dolore, alla nostra paura della morte. Con la sua risurrezione il Signore, come l’Angelo della risurrezione, ci fa sedere sulla pietra delle nostre paure e ci invita a guardare lontano. Nella sua risurrezione comprendiamo che anche la nostra morte non chiude più l’orizzonte della vita, ma lo dischiude verso una realtà più grande: la vita stessa di Dio.
Mimmo Falco
Immagine: Pieter Paul Rubens, Il Risorto, Olio su tela, Palazzo Pitti, Firenze (1616 c)
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