XXXII Domenica del tempo ordinario. Dedicazione della Basilica Lateranense

XXXII Domenica del tempo ordinario. Dedicazione della Basilica Lateranense

Dal Vangelo secondo Giovanni  2,13-22

     Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Anche questa XXXII Domenica dell’anno, come la scorsa, cede il posto ad una festa: la Dedicazione della Basilica Lateranense, la Cattedrale di Roma sede del Vescovo di Roma, cioè del Papa. La coincidenza di questa festa con la domenica offre a noi l’opportunità di riflettere sulla Chiesa, non tanto come spazio sacro, ma soprattutto facendo tesoro delle parole di Paolo che ascolteremo nella seconda lettura: “voi siete edificio di Dio.  santo è il tempio di Dio, che siete voi”. Questa espressione dell’Apostolo non è da intendere come un’auto contemplazione della Chiesa. Se i cristiani sono tempio santo di Dio è perché, come afferma l’apostolo Pietro, essi sono “pietre vive” strette intorno alla “pietra viva” che è Cristo (cf 1Pt 2,4-5). Infatti, il Vangelo di questa festa presenta Gesù nel tempio che compie un gesto profetico. Egli caccia i venditori che sono nel tempio, non tanto per un gesto di purificazione, ma per orientare l’attenzione su di Lui che è il vero tempio. L’evangelista, infatti commentando le parole di Gesù afferma: “egli parlava del tempio del suo corpo”. Ai Giudei che chiedono il senso del gesto che Gesù compie, egli risponde: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Il primo verbo “distruggere” ha come soggetto gli uomini, il secondo verbo “risorgere” ha come soggetto Cristo stesso, perché solo Dio può dare la vita dopo la morte. La scena del tempio offre alla comunità l’occasione per riscoprire la vera identità della Chiesa che come Mistero, cioè una realtà che ad immagine di Cristo si presenta visibile e allo stesso tempo spirituale, umana e divina. La nostra tentazione, spesso è quella di considerare solo la dimensione orizzontale della Chiesa che inevitabilmente mostra i segni della fragilità umana. La conseguenza è quella di non accettare la realtà provocando atteggiamenti di sfiducia e di rimprovero. Ma la Chiesa presenta anche una dimensione verticale, quella della Chiesa celeste che ogni volta richiamiamo nella celebrazione liturgica. Lo conferma l’immagine molto bella richiamata dalla preghiera recitata dal Sacerdote dopo la Comunione che rivolgendosi a Dio afferma “hai fatto della tua Chiesa il segno visibile della Gerusalemme celeste”.

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