XXII Domenica. “Non metterti al primo posto”

XXII Domenica. "Non metterti al primo posto"

Nessuno di noi è immune dalla tentazione dei primi posti. E’ una tentazione che oggi viene sostenuta anche da una “cultura di copertina” che ama pubblicare chi sa conquistarsi un palco sul quale esibire le proprie qualità. Nel racconto evangelico Gesù, invitato a pranzo è osservato e osserva. Ma se lo sguardo degli altri su di lui sembra più indagare per condannare, quello di Gesù è uno sguardo che osserva per capire e far capire. Nell’atteggiamento degli invitati che corrono verso i primi posti Gesù  non può fare a meno di provocare ad una riflessione. In quel cercare i primi posti a tavola gli uomini rivelano il loro modo di fare, cioè la loro preoccupazione di essere sempre un passo avanti agli altri. E’ quello che molto spesso preoccupa i genitori che pretendono di fare dei propri figli dei piccoli divi o dei piccoli geni. La riflessione di Gesù presentata attraverso una parabola dovrebbe almeno sollecitare una domanda: perché siamo sempre preoccupati di essere in prima fila? Forse perchè abbiamo bisogno del consenso o dell’ammirazione degli altri per guadagnare un po’ di stima verso noi stessi? Ma se questo fosse vero, dov’è la nostra libertà? E soprattutto, che considerazione abbiamo di noi stessi? Solo le persone libere, serene con se stesse non hanno bisogno di correre verso i primi posti. Solo le persone libere non hanno bisogno di conquistare lo sguardo degli altri. Non parliamo di ambizione, perché potrebbe essere anche uno stimolo positivo che spinge ad andare avanti e a saper conquistare il meglio per se stessi. Parliamo di un’ossessione che condiziona la vita e non fa vivere sereni perché rende schiavi del giudizio degli altri. Ma la tristezza più grande è che questa mania dei primi posti trova un terreno fertile anche nella Chiesa, nelle nostre comunità. Spesso anche Vescovi e Sacerdoti fanno di tutto per conquistarsi uno spazio sui giornali o in televisione. Anche le nostre liturgie spesso si trasformano in un’occasione per catturare lo sguardo e il consenso degli altri.  Come cristiani non possiamo dimenticare che siamo discepoli di Cristo “disprezzato e reietto dagli uomini” (Is 53,3). Dovrebbe renderci più sereni e meno ansiosi di consenso sapere che, come ricorda in questa domenica il libro del Siracide: “Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi, ma ai miti Dio rivela i suoi segreti”.

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