XVI Domenica del tempo ordinario. Lasciate che crescano insieme.

XVI Domenica del tempo ordinario. Lasciate che crescano insieme.

Dal Vangelo secondo Matteo 13,24-43

             In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

 

C’è una domanda che ognuno di noi si porta dentro, una domanda tanto attuale quanto antica: perché il male? Per i credenti la domanda diventa ancora più interessante e allo stesso tempo imbarazzante: se Dio è buono e onnipotente perché permette il male? Perché non interviene ogni volta che il male miete vittime tra gli uomini? Qualcuno pensa di trovare una risposta nella parabola che ascoltiamo in questa domenica, quella del buon grano e della zizzania. In realtà, sembra che non ci sia nessuna risposta, ma solo l’invito ad accettare con pazienza la realtà della storia, quella che nella parabola trova la sua metafora nel benedetto campo dove insieme al buon seme del grano purtroppo cresce anche il malevolo seme della zizzania. Una frase attribuita al filosofo Socrate affermava: “il destino guida chi accetta di farsi guidare e trascina chi oppone resistenza”. Quindi, dobbiamo accettare la realtà, facendo però attenzione a come muoversi in questa realtà. La parabola di questa domenica può aiutarci a capire come muoversi in questo campo dove crescono insieme grano e zizzania, bene e male. Della parabola che ascoltiamo non è tanto la storia quanto il dialogo tra i servi e il padrone ad offrirci interessanti spunti per la riflessione. Prima di tutto lo stupore dei servi: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. I servi si pongono la nostra stessa domanda: se Dio ha seminato il bene da dove nasce il male? Alla domanda dei servi, il padrone spiega il perché della zizzania nel campo di grano: “Un nemico ha fatto questo!”. La risposta porta l’attenzione degli uditori sulla presenza del Maligno, come Gesù stesso spiegherà in seguito ai discepoli: “La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo”. Ma questa risposta sembra non rispondere al disagio che come credenti sperimentiamo di fronte alla realtà del male.  La parabola sembra piuttosto dirci come dobbiamo comportarci in questa situazione. A questo proposito dobbiamo ascoltare la risposta del padrone che smorza la premura e la fretta dei discepoli nel voler sradicare la zizzania: “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura”. La caratteristica della zizzania è quella di assomigliare molto al grano, almeno fino a quando non matura. La risposta di Gesù non lascia dubbi: bisogna aspettare, dobbiamo imparare da Dio l’arte della pazienza. Ma che significa aspettare? Lasciare spazio al male? Rassegnarsi di fronte alla forza del male che si insinua nella storia degli uomini? Sarebbe un errore credere che la risposta del padrone ai servi sia un invito a vivere rassegnati di fronte al male nella speranza di un giudizio finale. La risposta del padrone sembra offrire un duplice insegnamento. Prima di tutto quello di non avere la pretesa di improvvisarsi “giudici” capaci di stabilire ciò che è bene e ciò che è male. Un giudizio affrettato rischia oltretutto di sradicare la zizzania insieme al grano. Questa è spesso la tentazione di chi pretende di dividere la società in buoni e cattivi. Non è solo un’illusione ma anche un rischio. Il secondo insegnamento offerto dalla risposta del padrone ai servi ci fa guardare la realtà stessa del grano che continua a crescere nonostante la presenza della zizzania. C’è una forza nel grano che neanche la zizzania può spegnere. Il fatto che grano e zizzania crescono nello stesso campo non deve giustificare nessuna confusione: dobbiamo avere sempre la forza e il coraggio di dare alle cose il loro giusto nome, attenti a non confondere il bene con il male. Questo significa che il cristiano, pur immerso nella realtà del mondo, non dovrà mai rinunciare a credere, ad agire e ad annunciare il bene. Tuttavia, non possiamo ignorare una verità: il campo dove crescono insieme grano e zizzania non è solo il mondo nel quale viviamo, ma siamo anche noi. I nostri limiti, le nostre imperfezioni spesso danno vita al seme della zizzania che cerca di orientare le nostre scelte. Non dimentichiamo quello che Gesù racconta nella sua parabola: mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania”. La zizzania del male approfitta della nostra disattenzione, del nostro dormire e non saper vigilare. Il credente sa di trovare nella preghiera e nella meditazione delle Scritture l’aiuto necessario per non addormentarsi e imparare l’arte del discernimento che può aiutarlo a saper distinguere il grano dalla zizzania. 

Immagine: Domenico Fetti, Parabola del seminatore di zizzania, olio su tela. Praga, Galleria del Castello

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