Domenica di Cristo Re dell’Universo. “L’avete fatto a me”

Domenica di Cristo Re dell'Universo. "L'avete fatto a me"

Nel brano evangelico proclamato in quest’ultima domenica dell’Anno liturgico, le parole di Gesù sembrano assumere un tono più solenne e severo. Siamo di fronte al giudizio di Dio che segnerà la fine del tempo, del mondo e della storia. Ma, pur dando particolare attenzione al “giudizio” che caratterizza il brano evangelico, non dobbiamo dimenticare che siamo nella domenica che celebra Cristo, Re dell’Universo. Quindi, prima di guardare alla scena descritta dal racconto, dobbiamo orientare il nostro sguardo al contesto nel quale questa scena si svolge e quindi, al motivo per cui la si proclama in questa ultima domenica dell’Anno liturgico. «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria». Il contesto è quello della “gloria” che ormai tutti potranno contemplare, e che rivelerà la fine del tempo, della storia e della stessa vita dell’uomo. Questo sfondo sul quale si sviluppa la pagina evangelica è sufficiente per sollecitare alcune domande: cosa pensiamo ci sia all’orizzonte della nostra vita? Siamo capaci di allungare lo sguardo fino all’orizzonte, o ci fermiamo a guardare la sabbia sotto i nostri piedi? Considerare che ci sia un orizzonte nella nostra vita non è questione da poco. Credere che nella vita non ci sia un orizzonte, che ci sia solo il vuoto, che non ci sia nulla non può che condizionare la nostra storia, il nostro modo di vivere. Al contrario, credere che ci sia un orizzonte, e che all’orizzonte c’è la gloria di Dio, apre la vita dell’uomo ad una speranza più grande delle sue piccole illusioni. Pensiamo sia questo il punto dal quale partire per comprendere il senso delle parole di Gesù, senza lasciarsi prendere dalla paura e dall’ansia. Avere un orizzonte trasforma il cammino dell’uomo e la vita non appare più come il consumarsi del tempo, ma come l’andare sempre più verso la luce, verso la gloria di Dio. In questa prospettiva comprendiamo le parole di giudizio pronunciate dal “re” nell’ultimo giorno. Comprendiamo, cioè la “distanza” che Gesù annuncia tra chi, nel giorno del giudizio, starà a destra o a sinistra. Il Vangelo, infatti, racconta che a quelli che sono a destra, il re dirà: «Venite», mentre a quelli che sono a sinistra dirà «lontano da me». Gesù spiega anche il motivo di questa “vicinanza” o “distanza” da Lui: è la stessa distanza che nella vita avremo vissuto tra noi e quelli che avevano bisogno di noi. Anzi, Gesù dice di più. Dice che ogni volta che siamo stati premurosi, ospitali e comunque non indifferenti agli altri, noi ci siamo avvicinati sempre di più verso la sua gloria perché siamo stati capaci di vederlo già qui, nel volto del fratello. «L’avete fatto a me»: in questa ultima espressione, che identifica Gesù con chi ha fame, o sete o è nel bisogno noi comprendiamo lo specifico dell’amore cristiano. Non dobbiamo avere la presunzione di essere solo noi quelli che sanno prendersi cura degli altri. Non è necessario, infatti, essere buoni cristiani per vivere la solidarietà con chi è nel bisogno. Anche chi non è credente può essere un uomo giusto, capace di attenzione e di premura verso l’altro. Ma ciò che distingue la carità cristiana dalla filantropia umana sta proprio in quelle parole: «l’avete fatto a me».

don Mimmo

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