XXIII Domenica. “Se uno viene a me”

XXIII Domenica. "Se uno viene a me"

Sono parole abbastanza severe quelle di Gesù. Addirittura sembrano parole che scoraggiano ogni tentativo di mettersi alla sua sequela. Gesù dovrebbe essere contento della “folla numerosa” che lo segue, ma le sue parole sembrano scoraggiare coloro che lo seguono. Tuttavia sono parole che esprimono chiaramente le condizioni fondamentali per chi decide di diventare suo discepolo. Gesù chiede un amore incondizionato, capace di accettare la sfida della croce. Le parole di Gesù sembrano condannare una visione superficiale della fede. Spesso anche la Chiesa nel corso della storia si è lasciata ingannare dalla preoccupazione di battezzare quante più persone possibili. Oggi dobbiamo chiederci con molta onestà se a tutti coloro che chiedono i sacramenti è stata spiegata la responsabilità della fede o abbiamo preferito tacere per non vedere svuotate le nostre chiese. Dalle parole di Gesù possiamo trarre solo una conclusione: la fede non è uno slancio di entusiasmo e neanche la semplice adesione ad un messaggio bello e affascinante. “Chi di voi”? Gesù porta ad esempio un’esperienza che coinvolge ciascuno di noi quando si tratta di affrontare un grande progetto. Nessuno si azzarda ad impegnarsi in un’impresa se non ne ha le possibilità. Con l’esempio della costruzione della torre e della partecipazione alla guerra, Gesù sta dicendo chiaramente che la fede è una scelta da fare nella massima libertà ma consapevoli della grande responsabilità. Ridurre la fede a delle norme di buona condotta o a ad alcuni precetti da osservare significa svilirne il senso autentico. Il discepolo è prima di tutto chi è deciso a mettere i propri passi sulle orme di Cristo e sa trasformare la sua fedeltà a Dio nel coraggio ad affrontare le sfide della vita, anche quella invincibile della morte. Come afferma Papa Benedetto XVI: “La fede cristiana non è un’idea, ma una vita”.

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