XIV Domenica del Tempo Ordinario. Venite a me vi darò ristoro

XIV Domenica del Tempo Ordinario. Venite a me vi darò ristoro

Dal Vangelo di Matteo  (11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

 

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra». Sono le parole che aprono l’inno di giubilo che Gesù rivolge al Padre. Ma il motivo della lode lo comprendiamo meglio se teniamo conto che appena prima, Gesù ha rimproverato le città che, orgogliosamente chiuse nella loro arrogante sapienza non hanno accolto le sue parole e non si sono convertite. Da questa triste esperienza nasce il riferimento ai «piccoli» che Gesù nella sua preghiera contrappone ai «sapienti»: «hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».  Ma chi sono i «piccoli»? Come spiega sant’Agostino, sono le persone umili, le persone semplici. Infatti, lo stesso Agostino esorta il cristiano: “Tu devi dire che non sei luce a te stesso. Al massimo sei un occhio, non sei luce”. (Sermone 67,8). Le parole di Gesù sono rivolte quindi a coloro che vivono la fede con cuore semplice, coloro che non hanno la presunzione di possedere la verità, orgogliosi e gelosi delle proprie convinzioni. A volte, anche coloro che hanno una responsabilità spirituale mettono da parte la Parola di Dio per fare sfoggio della propria cultura; vivono il loro ministero come un’occasione per ostentare la propria intelligenza e presentano agli altri una fede assurda e complicata. Un po’ come gli scribi e i farisei che trasformano i comandamenti di Dio in un peso da imporre sulle spalle degli altri. Certamente a loro si riferisce Gesù quando invita coloro che lo ascoltano: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me». Il «giogo» infatti, per gli ebrei che ascoltano è la Legge che scribi e farisei hanno reso un fardello pesante, riducendo la fede in un’osservanza scrupolosa che toglie il respiro e allontana da Dio. Il «giogo» di Gesù, al contrario è dolce e leggero perché è il «giogo» dell’Amore. «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». L’invito è rivolto da Gesù a coloro che sperimentano la fatica della vita e si sentono schiacciati, non solo da vicissitudini e delusioni, ma anche da una fede che opprime invece che confortare. Dobbiamo chiederci con onestà perché oggi molta gente è lontana dalle nostre comunità. E’ gente che non crede oppure è gente alla quale non abbiamo trasmesso la bellezza e la semplicità della fede? Ci conforta vedere che oggi la Chiesa vive con più grande preoccupazione la missione verso coloro che vivono lontani dalla fede, ma la preoccupazione non può essere quella di riempire le chiese o di intruppare i così detti “lontani” nei gruppi parrocchiali. Oggi è la Chiesa che deve ripetere a tutti le parole di Gesù: «Venite a me… io vi ristorerò», aiutando uomini e donne del nostro tempo a comprendere che non sono i comandamenti e i precetti a conquistarci l’Amore di Dio, ma è l’Amore per Dio che ci renderà capaci di osservarli.

                                                                                                                                                                       don Mimmo

 Foto: Lucas Cranach il Vecchio, Gesù benedice i bambini

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