XII del tempo ordinario. “Ma voi, chi dite che io sia?”

XII del tempo ordinario. "Ma voi, chi dite che io sia?"

Prima di rivolgere l’attenzione alla domanda che Gesù pone ai discepoli è necessario tener conto di due annotazioni che la precedono. La prima riguarda il contesto. Gesù è in preghiera e i suoi discepoli sono con lui. E’ una situazione di profonda intimità: quella di Gesù con il Padre e quella dei discepoli con Gesù. La seconda annotazione sottolinea la responsabilità di ciascun discepolo. «Le folle, chi dicono che io sia?». «Ma voi, chi dite che io sia?» Quel “ma voi” distingue i discepoli dalle folle e provoca una risposta personale. Queste due annotazioni confermano la serietà della domanda e la responsabilità della risposta. «Ma voi, chi dite che io sia?». Non possiamo rispondere alla domanda con il catechismo tra le mani. A Gesù non serve l’opinione della folla per il desiderio di un sondaggio. Gesù vuole sapere se chi ha deciso di seguirlo ha compreso il motivo della sua scelta. Ci rendiamo conto che la domanda di Gesù merita più che una risposta. Anzi, per amore di verità e di coerenza faremmo bene a non affrettarci nel darla. La nostra vita, le nostre scelte, il modo di vivere la fede potrebbero smentire una risposta data troppo in fretta. In realtà, la risposta che Gesù chiede non può essere formulata con le parole, ma con la vita. Lo ricorda san Paolo nella seconda lettura che ascolteremo in questa domenica: «quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo». Alla domanda posta da Gesù possiamo rispondere solo con la nostra vita. E se Gesù ci tiene a separare l’opinione delle folle da quella dei suoi discepoli, significa che siamo personalmente coinvolti. La fede che professiamo è prima di tutto una relazione con Cristo. Non possiamo rispondere per gli altri, né altri possono rispondere per noi. Questa esigenza posta dalla domanda di Gesù mette in crisi anche il nostro modo di pensare e organizzare la nostra pastorale spesso più preoccupata del consenso delle folle che delle singole persone, più preoccupata a distribuire formule di fede che a favorire una relazione personale con Cristo. La domanda posta da Gesù conferma che la fede non è la proposta di una filosofia o una dottrina da imparare. La fede è prima di tutto una relazione e come ogni relazione implica la libertà di una scelta e la responsabilità della sequela. Pertanto, meglio rispondere con calma alla risposta di Gesù perché le conseguenze sono chiare: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua».

don Mimmo

  Immagine

Masaccio, Volto di Cristo. (Pagamento del tributo), Cappella Brancacci (Chiesa del Carmine), Firenze.

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