VI Domenica di Pasqua. Non vi lascerò orfani

VI Domenica di Pasqua. Non vi lascerò orfani

Gesù promette ai suoi discepoli il dono dello Spirito, il «Paraclito», letteralmente “Colui che è chiamato accanto”. Sarà lo Spirito ad assicurare la presenza di Cristo nella vita dei suoi discepoli. Quella promessa, oggi raggiunge anche noi. «Non vi lascerò orfani: verrò da voi». Essere orfani è una triste esperienza che possiamo vivere soprattutto nei momenti di difficoltà, quando ci ritroviamo soli e disarmati di fronte a vicende che mettono in pericolo la nostra vita. La fede ci fa scoprire una paternità, che non solo ci rende figli, ma ci rende anche forti. Le parole di Gesù ci aiutano a capire che il dono della fede non è solo uno stile di vita ispirato al Vangelo, ma è soprattutto un’esistenza vissuta in Dio, nella certezza di non essere soli e abbandonati ad un ignoto destino. Possiamo ascoltare a questo proposito quanto afferma il poeta Gibran Khalil Gibran nella sua raccolta “Il profeta”:  «Quando amate non dovreste dire: “Dio è nel mio cuore, ma, semmai, “sono nel cuore di Dio”». Spesso siamo tentati di confondere la fede con la preoccupazione di essere graditi a Dio attraverso l’osservanza dei suoi precetti. Pensiamo di doverci guadagnare la benevolenza di Dio attraverso precetti e Comandamenti, mentre è la benevolenza di Dio che ci mette nella condizione di poterli osservare. Vale la pena meditare con più attenzione le parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti». L’esortazione di Gesù non nasconde un ricatto, non chiede una prova d’amore. Gesù non dice: se mi amate, dimostratelo osservando i miei comandamenti, ma afferma una condizione: se mi amate veramente, la conseguenza sarà quella di osservare i miei comandamenti. Sarà lo Spirito che ci donerà, «lo Spirito della verità» a realizzare in noi tutto questo. Papa Gregorio Magno, guardando alla vita di alcuni personaggi biblici parla dello Spirito come un Artista che: «riempie un fanciullo che suonava la cetra e lo fa diventare il Salmista, riempie un pastore d’armenti che sbucciava fichi selvatici, e ne fa un profeta; riempie un fanciullo dedito all’astinenza, e ne fa un giudice di vecchi; riempie un pescatore, e ne fa un predicatore; riempie un persecutore, e ne fa il Dottore delle genti; riempie un pubblicano, e ne fa un evangelista» (Omelia 30,8). Se ci crediamo, oggi lo Spirito può trasformare la sofferenza che ci ha piegati e impauriti in un’opportunità che ci rende più forti e ci rimette in cammino.

Mimmo Falco

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