Natale del Signore

Natale del Signore

Rispetto alle altre feste cristiane, quella del Natale è certamente quella che straripa oltre il confine della liturgia cristiana e invade anche spazi che non hanno nulla di spirituale. L’impressione è quella di un Natale che ormai, spogliato del suo autentico significato sollecita solo un vacuo e melenso sentimentalismo. Tuttavia, c’è un aspetto positivo in tutto questo: il bisogno di trovare un riferimento che solleciti la dimensione più bella dell’umanità. Nel turbinio delle tante iniziative che il Natale sembra provocare, la tentazione è quella di non dire nulla per evitare che anche il messaggio cristiano si riduca a parole di circostanza. Ma se i cristiani si sono lasciati rubare il Natale, a maggior ragione non devono rinunciare alla responsabilità di riportare lo sguardo degli altri al suo originale significato. Se prendiamo tra le mani i Vangeli ci rendiamo conto di come la nascita di Gesù sia presentata in tre modi diversi da Matteo, Luca e Giovanni. La diversità dei racconti testimonia la ricchezza del Mistero dell’Incarnazione perché mostra l’impossibilità di ridurre il Mistero dell’Incarnazione ad un unico racconto. Il Vangelo di Luca dice che la nascita di Gesù avviene durante il grande censimento di Cesare Augusto e annota che “Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città”. Non è una semplice indicazione storica. Qualcosa di inaudito sta accadendo nella storia degli uomini: mentre i grandi della terra sembrano preoccupati di misurare la grandezza del proprio potere, Dio entrare nella storia degli uomini per trasmettere loro il suo potere. In questo movimento di persone creato dal censimento chi si accorge che qualcosa di meraviglioso sta accadendo proprio sotto i suoi occhi? Secondo il racconto di Luca solo i pastori perché loro “vegliavano tutta la notte”. I pastori, gente povera che non ha altra preoccupazione se non quella di custodire il gregge loro affidato. Gente che non dorme, ma non per una serata da sballo, non per una partita di carte tra amici, ma perché fedele alla propria responsabilità. Il Natale non porterà niente di nuovo e di bello se Dio non è più grande delle nostre preoccupazioni, dei nostri sogni, delle nostre illusioni, del nostro correre da una parte all’altra. Il Natale è scoprire che Dio si fa piccolo perché l’uomo diventi grande. Ma chi si sente già grande come potrà meravigliarsi di fronte al Mistero di Dio che si fa piccolo?

don Mimmo

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