IV Domenica. “Un insegnamento nuovo”

IV Domenica. "Un insegnamento nuovo"

Il vangelo di questa domenica colloca Gesù in un contesto completamente diverso rispetto alla scorsa domenica. Passiamo, infatti, dalle rive del lago alla sinagoga, da un luogo di vita quotidiana al luogo destinato alla preghiera. Cambia anche l’intervento di Gesù, che sulle rive chiama e nella sinagoga insegna. In modo particolare, il Vangelo di questa domenica insiste sull’insegnamento di Gesù. Non si dice “cosa” insegna Gesù, ma “come” insegna. Infatti, le sue parole suscitano lo stupore di chi ascolta, perchè: “egli insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Ma lo stupore di coloro che ascoltano Gesù non riguarda tanto il messaggio, quanto il messaggero. Commentando questo brano, san Girolamo spiega: Non parlava come un maestro ma come il Signore: non parlava per l’autorità di qualcuno più grande di lui, ma parlava con la sua propria autorità” (Commento a Marco, 2). Gesù non ha bisogno di riportare le parole di altri, perché è lui stesso la Parola. Per comprendere cosa rende autorevole e originale l’insegnamento di Gesù dobbiamo portare la nostra attenzione sull’episodio collocato al centro del nostro brano: Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro”. La parola di Gesù esprime la sua potenza raggiungendo lo spirito che tiene prigioniero quell’uomo e lo costringe a venire fuori per darsi alla fuga. La parola di Gesù non offre a quell’uomo un messaggio, ma gli ridona la vita. La parola di Gesù costringe il male che lo abita a venire allo scoperto: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?».  E’ questo ciò che rende autorevole ed originale la parola di Gesù: il suo insegnamento non è un semplice messaggio, ma è un insegnamento che libera quell’uomo dal male. Il Vangelo colloca Gesù di sabato e nella sinagoga. Un’indicazione per dire che siamo nel tempo e nello spazio che appartengono a Dio. Non dimentichiamo il primo annuncio di Gesù proclamato nella scorsa domenica: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino».  La presenza di Dio nella storia dell’uomo costringe il male a venire allo scoperto. Guardando all’indemoniato del Vangelo, costretto a sottomettersi alla forza del male, possiamo rileggere tante nostre situazioni.  Spesso, infatti, anche noi siamo costretti a combattere contro un male che non conosciamo, una situazione che minaccia di toglierci il respiro e dalla quale non sappiamo come liberarci. Anzi, il combattimento che dobbiamo affrontare dentro di noi si mostra come il più crudele e il più minaccioso. Solo la parola di Dio può offrire all’uomo la possibilità di dare un nome al male e la forza per combatterlo. Nel “miracolo dell’esorcismo” compiuto da Gesù comprendiamo la forza della sua parola. «Taci! Esci da lui!». Le parole di Gesù rivolte allo spirito impuro possono diventare per noi il coraggio per dare un nome al male che tenta di orientare le nostre scelte e condiziona la nostra vita. Ora comprendiamo perché l’insegnamento di Gesù è «un insegnamento nuovo, dato con autorità»: non parole che esprimono una filosofia di vita, ma parole che donano la vita.

Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *