III di Avvento. “Il Signore è vicino”

III di Avvento. "Il Signore è vicino"

«Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni».  Il figlio di Zaccaria ed Elisabetta non viene presentato con un riferimento alla sua discendenza sacerdotale. L’accento cade piuttosto sul suo nome. Giovanni, infatti, significa “Dio ha avuto misericordia”. Appena compare sulla scena, Giovanni cerca di allontanare ogni confusione riguardo la sua persona e la sua missione.  La figura di Giovanni viene descritta soffermandosi più su quello che egli non è: non è la luce, non è Elia, non è il profeta. Soprattutto, a chi lo interroga: «Tu chi sei?», egli risponde in modo chiaro e deciso «Io non sono il Cristo». La presenza di Giovanni chiude il tempo della promessa e introduce il tempo del compimento. La sua testimonianza è un richiamo alla imminente presenza di Dio tra gli uomini. Per questo l’antifona d’ingresso, all’inizio della celebrazione, invita alla gioia: “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Questa antifona caratterizza questo giorno come “Domenica gaudete”, la “Domenica della gioia”. Dovremmo fare attenzione a non lasciarci sviare da una visione troppo poetica o intimistica del Natale. Il clima di gioia che la festa del Natale vuole accendere trova fondamento solo sulla consapevolezza della prossimità di Dio. Siamo tutti alla ricerca di una gioia che sia stimolo al nostro cammino. A volte, il desiderio di una gioia a qualunque costo ci porta a cercarla nei luoghi o nei modi sbagliati. Ma noi stessi siamo testimoni delle tante delusioni per una gioia che è solo epidermica, ma non riscalda il cuore. “Il Signore è vicino”: non è questione di tempo, ma di prossimità. Non significa che il Signore sta arrivando, quanto piuttosto che il Signore ci è accanto. Ma chi è Giovanni Battista? Perché la sua presenza è così importante in questo tempo che prepara al Natale? Lui stesso si presenta: «Io sono voce». Uno dei commenti più belli a questa auto presentazione di Giovanni lo offre sant’Agostino: “Giovanni voce nel tempo, Cristo in principio Parola eterna. Togli la parola, che cos’è la voce? Non ha nulla di intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente”. (Discorso 293). In questa distanza tra la voce e la parola possiamo trovare il motivo di tante nostre delusioni. Siamo circondati da voci che assordano, che rompono solo il silenzio, ma non riescono a scaldare il cuore. Non abbiamo bisogno di “voci” ma di una parola che dia un senso alla nostra vita, che risponda alle nostre tante domande. Abbiamo bisogno di una Parola che riesca a rompere il muro che circonda la nostra solitudine. I cristiani non dovrebbero dimenticare che la gioia del Natale non è il chiasso delle voci e dei canti che in questo tempo si moltiplicano. La gioia del Natale trova il suo unico riferimento nella Parola che si è fatta carne, in una Parola che è Presenza, quella di Dio accanto a noi.

 

don Mimmo

Share

Catechesi recenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *