BuonSenso #8

BuonSenso #8

Fu chiesto a un anziano:

“Perché, quando cammino nel deserto, ho paura?”.

Rispose: “Perché ancora vivi”.

Detto anonimo di un padre del deserto

Questo detto introduce a una sapienza profonda, forse non da tutti comprensibile. Esso lega inscindibilmente la vita, e di conseguenza la morte, alla paura. Un primo significato immediato che si deduce è che la paura è compagna della vita: finché saremo in vita la paura ci camminerà affianco. Questo non è detto che sia un male, perché la paura ci aiuta ad essere prudenti, a fuggire le situazioni di pericolo. Essa manifesta il nostro attaccamento a ciò che più abbiamo di prezioso, per salvaguardarlo. Certamente è un buonsenso riconoscere ciò che è prezioso e che non va sciupato o messo superficialmente in pericolo.

Ma la paura a volte è paralizzante, impedisce di vivere, come ad un giovane monaco di andare nel deserto per compiere la sua vocazione, per questo l’anziano invita ad un secondo livello di sapienza, propriamente cristiano. L’essere umano sbatte contro il muro della morte e della perdita e per questo ha paura; chi confida nell’amore provvidente di Dio può rischiare la morte o la perdita, ossia morire all’attaccamento viscerale verso se stessi, le persone o le cose, perché sa che sarà Lui a salvaguardarlo.

Chi muore ai propri attaccamenti viscerali non teme più. Ricordando sempre, però, che cristianamente la scelta della morte di sé ha senso solo nell’amore e per amore.

Questo monaco ci invita, allora, a vedere le nostre paure quali manifestazione dei nostri attaccamenti e comprendere se questi attaccamenti inibiscono la vita e l’amore.

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